Domande e consigli
Spesso ci chiedono… spesso rispondiamo 😉
Bosco Trullallero
No. Non possiamo in alcun modo definirci scuola e non abbiamo la pretesa di sostituirci ad essa. Essendo un’associazione, noi proponiamo un progetto di educazione in natura e immersione nel selvatico che si svolge completamente all’aperto.
No. È un’associazione di famiglie che scelgono consapevolmente di sostenere il progetto e farne parte perché ne condividono i principi pedagogici e metodologici e che, quindi, sono coinvolte nel percorso dei propri figli. Per questo motivo non siamo e non possiamo essere considerati un servizio educativo: non ci occupiamo semplicemente dei bambini e delle bambine, non forniamo un servizio per rispondere ad un’esigenza momentanea ma richiediamo ai genitori impegno, condivisione, presenza.
No. Per la peculiarità dello spazio fisico che occupiamo, ovvero il “fuori”, non possiamo essere considerati un centro, una struttura o una ludoteca che deve garantire un certo numero di metri quadri per bambino all’interno di quattro mura. Noi stiamo FUORI. Sempre.
La famiglia o il singolo individuo interessati a conoscere meglio la nostra realtà, può contattarci e fissare un appuntamento in sede. Incontrarsi di persona, permette di visitare lo spazio che abbiamo a disposizione, rendersi conto delle distanze dal centro abitato, conoscere le persone che quotidianamente animano l’associazione, soddisfare tutte le curiosità e rispondere ai dubbi relativi al progetto. Solo dopo questo incontro, nel caso in cui si decidesse di diventare socio, si sottoscrive una tessera associativa con un contributo di 20 euro e che ha validità da gennaio a dicembre dell’anno in cui si sottoscrive.
Essere socio significa sostenere i progetti dell’associazione e contribuire alla realizzazione e alla scelta degli stessi; significa partecipare alle attività organizzate, ma anche contribuire dal punto di vista pratico a tutti gli aspetti della vita associativa (manutenzione, pulizie, cene sociali, laboratori). Tutto questo sempre in maniera libera e volontaria. Bosco Trullallero riunisce genitori e singoli individui che credono nell’educazione in natura e aiutano il progetto a crescere. Il cambiamento culturale avviene solo se ognuno si mette in gioco e offre il proprio contributo. Guarda tutti i modi in cui puoi sostenerci.
Pedagogia del bosco
La pedagogia del bosco fa parte della grande famiglia dell’Outdoor Education (educazione in natura o all’aperto), in cui sono compresi diversi approcci che hanno in comune il “fuori” come luogo privilegiato di apprendimento e che traggono ispirazione dalle esperienze degli asili nel bosco del nord Europa fin dagli anni Cinquanta. La pedagogia del bosco è un pensiero pedagogico specifico con una visione completa dell’infanzia e dell’apprendimento. Sono sei le tematiche che racchiudono le basi della pedagogia del bosco: immersione nel selvatico, apprendimento come ricerca, programma emergente, comunità educante, educazione al e con il rischio, vita al campo base (Pedagogia del bosco. Educare nella natura per crescere bambini liberi e sani – S. Negro, Terra Nuova Edizioni)
Partendo dal presupposto che ogni bambino e ogni bambina ha una fortissima spinta ad imparare (motivazione intrinseca) e che un contesto significativo agevola il processo di apprendimento, non è necessario programmare i percorsi di apprendimento. Al contrario, sono gli adulti che si organizzano per porre al centro dell’esperienza di apprendimento la curiosità e l’interesse dei bambini e delle bambine e facilitano questo processo mettendo a disposizione vari strumenti, risorse ed esperienze. È importante sostenere la riflessione di bambini e bambine con spontaneità e autenticità: non ci sono esperienze obbligate e ripetitive. Nell’approccio della pedagogia del bosco è centrale il gioco spontaneo come il più efficace strumento per l’apprendimento guidato dai bambini e dalle bambine e l’organizzazione della giornata si basa sui loro bisogni e interessi, dando loro il tempo per cogliere le opportunità che si presentano stando all’aria aperta.
Il programma emergente della pedagogia del bosco, quindi, non serve per creare apprendimento, ma per riconoscerlo e sostenerlo e si costruisce nella costante relazione tra bambini e bambine, adulti e ambiente.
Sì. Il gioco è la principale attività di bambini e bambine ed è quanto di più concreto possano sperimentare nella loro quotidianità. Attraverso il gioco allenano competenze emotive, fisiche, sociali e cognitive, imparando a conoscere se stessi e il mondo.
Il gioco spontaneo è praticamente ciò che ogni bambino e ogni bambina fa quando non ha nient’altro da fare, senza l‘intervento dell’ adulto: è, quindi, volontario, cioè legato alla motivazione intrinseca e non dovuto a pressioni esterne; permette una conoscenza profonda delle relazioni tra ambiente, strumenti e individui; è estremamente legato al contesto e ai partecipanti: sarà quindi difficile replicare lo stesso gioco spontaneo più volte.
Nella pedagogia del bosco, il gioco spontaneo viene facilitato dalle caratteristiche dell’ambiente selvatico e dalla presenza del programma emergente: non essendoci alcuna programmazione, i bambini e le bambine hanno molto più tempo per giocare e per sperimentarsi in relazione al fuori.
Pedagogia del rischio
Occorre chiarire, innanzitutto, la differenza tra pericolo e rischio.
Il pericolo è uno stato oggettivo di una cosa o di una situazione, ovvero una qualità intrinseca di un determinato fattore avente potenziale di causare danni. Il rischio è una condizione di probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego e di esposizione ad un determinato fattore.
Il grado di sicurezza non è intrinseco ad un fattore o ad una situazione, non si misura oggettivamente, né è possibile misurare a priori il grado di rischio che una persona possa correre ad una determinata età, in quanto il rischio aumenta, potenzialmente, al diminuire NON dell’età anagrafica, ma delle capacità del soggetto di valutare, limitare ed evitare l’esposizione ad una situazione potenzialmente dannosa.
Il lavoro dell’adulto nei contesti di apprendimento esperienziale, più che incentrato sull’evitamento del pericolo attraverso l’esclusione del rischio, deve orientarsi a promuovere, stimolare e allenare tutti quegli atteggiamenti nei confronti del nuovo e dell’incerto, atti ad attivare meccanismi di difesa, come l’attenzione, il riconoscimento dei propri limiti corporei e motori, la concentrazione, la consapevolezza, la possibilità di scelta. Solo così si sostiene educativamente la crescita, favorendo il raggiungimento di competenze nella gestione del rischio, ovvero l’acquisizione della capacità di giudizio, quindi l’autonomia.
E’ altresì doveroso ricordare che non esiste apprendimento educativo che possa fondarsi su oggettive garanzie di sicurezza per lo svolgimento ed il raggiungimento dei propri obiettivi. Come potrebbero mai i bambini e le bambine imparare a gestire i propri limiti se venissero loro proposte solo attività educative prive del rischio di sbagliare?
Abbigliamento tecnico
Abitiamo il FUORI tutto l’anno, viviamo le stagioni e impariamo come stare bene e a nostro agio sia quando c’è il sole sia quando c’è la pioggia. L’abitudine a stare all’aperto aiuta a riconoscere i segnali del proprio corpo, ma è fondamentale avere sempre l’abbigliamento adeguato. Soprattutto nella stagione più fredda.
I bambini si muovono tanto e la loro capacità di termoregolazione è diversa da quella dell’adulto, quindi non possiamo fare riferimento a come ci sentiamo noi per capire di cosa hanno bisogno. È importante seguire alcuni accorgimenti e acquistare l’abbigliamento adatto.
La caratteristica più importante che deve avere un indumento antipioggia o impermeabile è la sua capacità di resistenza all’acqua. Per considerare “efficace” un abbigliamento antipioggia (o impermeabile), è consigliabile che esso resista ad una colonna d’acqua superiore a 4000 mm.
“Non esiste buono e cattivo tempo, ma solo buono e cattivo equipaggiamento”
- Devono essere dotate di elastici ai polsi, meglio se regolabili.
- Nel caso di tute antipioggia, i cappucci devono essere dotati anch’essi di elastici, di modo che restino adesi al capo e non si sfilino via durante la corsa.
- Le cuciture devono essere nastrate o saldate allo scopo di impedire infiltrazioni di acqua.
- E’ preferibile scegliere giacche, salopette o pantaloni antipioggia non foderati (il rivestimento limita la traspirazione del corpo, aumentando la sudorazione).
- Alle caviglie devono essere presenti degli elastici che mantengono il pantalone adeso allo stivale.
- Nella nostra esperienza, consigliamo i pantaloni impermeabili, ma nel caso di salopette antipioggia, le bretelle devono essere regolabili per adattare l’indumento alla crescita del bambino.
- Devono essere presenti delle staffe, ossia elastici regolabili da infilare sotto alla suola dello stivale per mantenere tesi i pantaloni, aumentando l’efficacia di protezione dall’acqua.
- Lo stivale va infilato al di sotto del capo impermeabile e bisogna far passare la staffa del pantalone al di sotto delle suola dello stivale. In questo modo, si evitano infiltrazioni di acqua dalla parte superiore dello stivale.
- Il cappello deve essere In pile (sottile e non troppo pesante) da utilizzare facilmente sotto il cappuccio impermeabile per coprire capo e orecchie senza causare sudorazione e prurito. Non deve avere applicazioni (pon pon, fiocchi ecc.) perché ostacolano il cappuccio impermeabile e creano peso inutile.
- La sciarpa può diventare ingombrante e difficile da gestire durante i giochi. Meglio utilizzare un collo in pile o lana.
- Lo zaino deve essere leggero con spallacci adatti ai più piccoli, l’ideale sarebbe con apertura centrale e tasche laterali e con cintura sul davanti (petto) per scaricare meglio il peso. Capacità 10 Litri.
- Nella stagione invernale è indispensabile indossare intimo termico lungo – maglietta e leggings – in tessuto tecnico o lana merinos. Sconsigliato il cotone perché tende a impregnarsi di sudore e rendere la permanenza al freddo molto spiacevole.
- Alcuni marchi utilizzano strategie di marketing non legate necessariamente alla qualità del prodotto (colori distinti per maschi e femmine, decorazioni ecc.). Noi diciamo sempre che non esistono cose da maschi o da femmine, quindi acquistate secondo le caratteristiche tecniche e non secondo stereotipi ancora così presenti nella nostra cultura.