Partiamo da qui per non dire più “Si è sempre fatto così”

Si è sempre fatto così…e quanta inadeguatezza ho provato sino a quando si è fatto così.

Si è sempre fatto così…e quanto mi sono sentita sbagliata sino a quando si è fatto così.

Si è sempre fatto così…e quanto mi sono sentita me stessa quando non ho più fatto così, cioè quando, con la fragilità di una foglia appena nata, ho cominciato a pensare che per me potesse esserci una strada diversa, una strada mia, attraversando la quale io non avessi paura anche di essere donna in un modo mio, anche di essere madre in un modo mio, anche di essere compagna in un modo mio, anche di essere persona nel solo modo possibile: il mio.

La libertà, l’autodeterminazione, l’autenticità non si possono dare per scontate, non si praticano nella solitudine della stanza, non riguardano solo me, ma me nel sistema complesso in cui vivo; non le pratico solo per me, ma anche a vantaggio delle sorelle e dei fratelli, dei figli e delle figlie, delle madri e dei padri del mondo, che sono fratelli, sorelle, figli e figlie, madri e padri miei.

(Feedback di Genny Catalano che ha partecipato al progetto)

Viviamo in una società in cui, fin dalla prima infanzia, le persone piccole interiorizzano aspettative e comportamenti ritenuti appropriati per maschi e femmine e, attraverso le parole delle persone adulte, i giochi e le narrazioni provenienti dai media, imparano a definirsi in un modo ben preciso e fanno propri comportamenti che non sono innati, ma derivano dall’immaginario culturale e dai modelli sociali di riferimento. Gli stereotipi di genere sono gabbie invisibili che possono limitare sogni, opprimere identità e generare disuguaglianze. Ma, proprio perché frutto della cultura, possiamo imparare a riconoscerli, metterli in discussione e costruire un mondo in cui ogni persona possa diventare chi desidera essere, senza vincoli dettati dal genere.

Questo intento ci ha guidate nella realizzazione del progetto SI E’ SEMPRE FATTO COSI’! Alla scoperta di strumenti per cambiare le narrazioni di genere, finanziato dal Consiglio regionale della Puglia nell’ambito dell’Avviso “Futura. La Puglia per la parità – 3^ edizione” e promosso dall’associazione Bosco Trullallero APS in collaborazione con realtà del territorio locale e nazionale: Comune di Monopoli, Biblioteca La Rendella, IISS Liceo Artistico “Luigi Russo” – Monopoli, Libreria LikeLak – Putignano, Cargomilla APS – Bologna, Centro Risorse LGBTI, Nodo UNAR Fasano.

Abbiamo provato a creare spazi di formazione e confronto per genitori e persone impegnate nel mondo dell’educazione, spesso inconsapevoli dei pregiudizi che trasmettono nella vita quotidiana. Noi di Bosco Trullallero tocchiamo con mano questa evidenza ogni giorno, stando a stretto contatto soprattutto con famiglie e persone della fascia 2-6 anni. Abbiamo, pertanto, voluto cogliere l’opportunità data dall’avviso Futura, per portare al di fuori del nostro agire quotidiano le buone pratiche che cerchiamo di attuare e diffondere nella realtà associativa di cui facciamo parte.

Il progetto, che si è svolto da ottobre a dicembre 2025, ha coinvolto diversi target: persone piccole, adolescenti, genitori e professionisti dell’educazione, con percorsi specifici per ciascuna fascia d’età, mettendo in evidenza quel filo rosso che unisce tutte le fasi della vita.

Le azioni realizzate erano rivolte a gruppi a numero chiuso per poter dare la possibilità di creare spazi sicuri di confronto reale e partecipato. Il percorso “Gabbie di genere” ha creato occasione di riflessione tra persone adulte su questioni legate agli stereotipi di genere, alla cultura del consenso e all’educazione sessuo-affettiva. Durante il ciclo di incontri di letture ad alta voce “Rosaconfetto e il Principe Azzurro”, Annachiara Casimo e Andrea Russo della libreria LikeLak hanno coinvolto persone piccole e adolescenti da 4 a 18 anni attraverso letture libere da stereotipi e momenti di riflessione di gruppo. Valeria Roberti, attivista e formatrice, ha condotto incontri di confronto e dibattito con le quarte classi dell’IISS L. Russo di Monopoli per interrogarsi su quali siano le parole giuste per interagire con le persone LGBTQIA+ e su quali discriminazioni vivono ogni giorno. V. Roberti ha guidato anche il workshop “Educare senza stereotipi” rivolto a genitori e persone impegnate nel mondo dell’educazione. All’incontro finale Cambiare le narrazioni di genere per cambiare la società” abbiamo invitato Lorena Carbonara, direttrice artistica “VoxFem. Sulle tracce della voce delle donne” (Disu-Unical) e Marianna Giannuzzi, Presidente Circolo Arci Contrada 100 per ripercorrere le tappe del progetto e ripensare insieme a come e cosa cambiare nella vita quotidiana per costruire una cultura del consenso e del rispetto libera da stereotipi di genere.

Ci è stato chiesto durante alcuni incontri: Ma cosa fanno di male gli stereotipi di genere? Fanno male… a tutte le persone, grandi e piccole, donne, bambine, adolescenti, persone della comunità LGBTQIA+, ma anche a tutti i maschi che si ritrovano in ruoli nei quali non si riconoscono e, solo perché si è sempre fatto così, continuano a mantenere credenze rigide e generalizzate della cultura patriarcale.

E lo ripetiamo ancora. Gli stereotipi di genere riducono l’autostima di chi li subisce, limitano le aspirazioni professionali, alimentano bullismo e isolamento; creano discriminazione sul lavoro, nel riconoscimento sociale; ostacolano l’espressione delle emozioni, rafforzano modelli di mascolinità tossica; consolidano disuguaglianze, alimentano la violenza di genere, frenano il cambiamento sociale.

L’educazione di genere è uno degli strumenti più potenti per costruire una società equa e inclusiva e per far crescere la consapevolezza di come sia necessario partire dal modo in cui, come collettività, guardiamo all’infanzia.

Questo progetto, dunque, è stato un primo passo per la nostra associazione. Tante idee e progetti sono già pronti per prendere forma grazie anche ai contatti, agli spunti e alle collaborazioni nate in questi mesi che ci hanno dato una grande carica e forza per continuare.

Sì perché anche le critiche e il dissenso che abbiamo raccolto di chi ha etichettato questo progetto come “propaganda gender”, rafforzano la consapevolezza di quanto lavoro ci sia da fare e di quanto sia fondamentale parlare in tutti i luoghi, specie in quelli pubblici, per poter incontrare una pluralità di opinioni e soggettività e non rimanere nella cerchia dei già “sensibili e sensibilizzati” che ci sostengono e ci spronano ad andare avanti.

Un grande ringraziamento ai nostri partner di progetto e, in particolare, a Valeria Roberti, Annachiara Casimo, Andrea Russo, Lorena Carbonara, Marianna Giannuzzi che hanno reso possibile questo percorso con la loro professionalità e disponibilità.

Un grazie speciale al Dirigente A. Marciano e la docente R. Lombardini per aver accolto la nostra proposta e aver permesso di incontrare studentesse e studenti dell’IISS L. Russo di Monopoli. Non è scontata la fiducia e la collaborazione tra istituti scolastici e enti del Terzo Settore: sentiamo di aver costruito un legame importante.

Ma il ringraziamento più sentito va alle persone e alle famiglie che hanno partecipato e aderito, in modi e tempi diversi. Il cambiamento parte sempre dal basso, dalle singole persone. Ed è questo che stiamo facendo assieme.

Perché non vogliamo più che la risposta scontata sia “Si è sempre fatto così”.

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